Chiesetta di Sant'Onofrio

  

    

    Sant'Onofrio
 
 
 
Secondo documenti, "il colle di S. Onofrio, su cui sorge l'oratorio in onore del santo, apparteneva alla Congregazione laica dei Confratelli di S. Nicola e manteneva sul S. Onofrio un dormitorio con casa di abitazione". Un tempo a S. Onofrio di Sabbio Chiese, la bellezza del luogo e la devozione della popolazione dovevano andare a gara per rendere onore al santo eremita.
 La chiesa sorge su un pianoro breve, ma suggestivo, di quel dossone che la gente chiama Monte Disa e che taglia in due il vasto anfiteatro che da Pavone si allarga sotto Monte Magno, raggiunge Odolo, per chiudersi a Preseglie e Barghe. Lo sguardo spazia nella Valle Sabbia da Pavone, che sta sotto gli occhi, fino a Barghe, chiusa dalla stretta di S. Gottardo.
Vi si può salire per un sentiero che dalla Piana Parù (o Palù) si inerpica lungo il costone del cosiddetto monte Disa, o aggirando questo per la mulattiera più a est, salvo poi prendere il dorsale sul quale si erge il santuario.
Intorno è un trionfo di verde, ma anche di rovi e di arbusti selvaggi che vanno invadendo tutto, rubando sempre più spazio ai già brevi spiazzi erbosi. Anche la `passata' che sta appena sotto alla chiesa è ormai abbandonata. Il santuario guarda a est, ha una facciata semplice con una porta di una certa dignità, mezzo occhio sopra. L'interno, spoglio com'è, sembra ancor più vasto di quanto è in verità. E ad una sola navata, con presbiterio semiovale, con ai lati due ex altari. Il soffitto è a vista, ma singolarmente ornato da tavolette colorate, decorate, che dovevano dare un aspetto vario e quasi allegro al santuario.
La storia del santuario è scritta nelle tavolette che coprono con decorazioni, cifre e nomi il tetto a vista. Vi si leggono date come 1529, 1612, 1620, 1629, 1722, sigle di nomi come 'Hieronimo Bonibello', Baldisera', 'Zaina', 'R.B. Sofri', 'Rainaldi B-B, R-B' ecc. oppure `Per elemosina', `Laus.', scritte che testimonierebbero essere questi i resti di tavolette votive che un tempo adornavano la prima cappella e che poi vennero utilizzate per rivestire ed anche ingentilire il soffitto della chiesa.
Alla chiesa si accenna già negli Atti della visita del 1636 che la dicono `oratorio' o eremitorio, fatto con le elemosine. Non ha redditi ma solo elemosine. Le chiavi sono tenute dalla Comunità che non rende conto di nulla al parroco.
Gli Atti della visita pastorale del settembre 1646 dicono che sorge su un monte chiamato `Frontale'. Ha un unico altare e vi si celebra solo per devozione.
Gli Atti della visita del vescovo Bartolomeo Gradenigo del 1684 attestano come avesse `d'entrata e d'obbligo di cera di piccoli 14'. E doveva già da tempo essere terminata giacché il vescovo si limita a ordinare il restauro del gradino dell'altare, la riparazione del pallio di cuoio e poche altre cose di minimo rilievo.
Nella visita che seguì da parte di mons. Marco Dolfin nel 1703 sappiamo che non venne visitata dal vescovo per la troppa distanza e che questi venne sostituito dall'arciprete di Bione. Sebbene nel 1715 si affermi che sia solo mantenuto dalle elemosine, gli Atti della visita pastorale del 1732 attestano che possiede alcuni beni che servono al mantenimento del romito (che al momento è Angelo Pizzoni), e ai bisogni della chiesa.
Il parroco di Sabbio Chiese, nella sua relazione in occasione della visita del card. Querini del 1734, ci fa avvertiti che `la spettabile comunità fa cantare messa il giorno del santo' e che `l'entrata di questo Oratorio sono alcuni beni che servono per il mantenimento del romito e i bisogni dell'oratorio suddetto'.
Un'altra relazione del parroco del 1807 suggerisce che `S. Onofrio su di un monticello lontano quasi due miglia' è `povero oratorio', di jus patronato del Comune e che `si mantiene col frutto di piccoli legati e con limosine de' particolari'.
Il vescovo mons. Nava nel 1810 trova la chiesa con tre altari dedicati a S. Onofrio, S. Lucia e S. Gaetano e si limita a poche e insignificanti prescrizioni. Il vescovo Verzeri nel 1857 si limita addirittura alla pianeta nera, mentre dalla relazione del parroco in occasione del 1891 sappiamo che vi si celebra la festa di S. Onofrio nella ii domenica di giugno, e il vescovo mons. Corna non trova nulla su cui ridire.
Intanto, causa le leggi eversive del 1866, tutte le poche proprietà che erano della Confraternita di S. Nicola, venivano confiscate ed indemaniate, tranne il santuario di S. Onofrio che rimase di proprietà comunale.
Nonostante ciò il santuario continuò una vita tranquilla per decenni. Nella relazione parrocchiale del 1890 si legge che continuava ad essere di patronato comunale e che vi si celebrava la festa di S. Onofrio la seconda domenica di giugno.
Dopo le ultime trasformazioni il santuario aveva sull'altare maggiore un affresco o tela raffigurante la Madonna e S. Onofrio. Ai lati della navata, a fianco del presbiterio, esistevano due altari, l'uno a sinistra dedicato a S. Agnese e S. Lucia con una tela firmata `... N. Grisia... P.F.' che dovrebbe corrispondere al nome di quel 'N.T. Grisiani' che firmò la pala di S. Liberale di Treviso Bresciano. L'altare di destra, intitolato agli inizi a S. Gaetano risulta dedicato a S. Francesco d'Assisi. Un breve inventario ci assicura dell'esistenza di un Crocefisso e sei candelabri in legno, di un tabernacolo e di un altro Crocefisso. Fotografie di un bel Crocefisso cinquecentesco e di ex voto, già appartenenti al santuario di S. Onofrio, sono riportate in un recente volume su Sabbio Chiese e fanno parte di una raccolta privata.
L'inventario citato dovrebbe risalire agli anni Trenta. Poi il declino del santuario sembrò deciso dal disinteresse del Comune, legittimo proprietario. Come attesta un contratto registrato dal segretario comunale di Sabbio Chiese nella sede del Comune stesso; il 22 maggio 1944 il Comune, rappresentato dal podestà Carlo Moraschi, all'avvocato Alessandro Belli, domiciliato in Salò, vendeva per L. 1.000 (mille) `la chiesetta denominata S. Onofrio posta in Comune di Sabbio Chiese, sul monte omonimo al mappale n. 2779, nei confini da ogni parte con la proprietà avv. Alessandro Belli, a corpo, con tutti gli annessi, ed infissi, con tutte le virtù attive e passive, nello stato di fatto e di diritto naturale, come fu fino qui goduta e posseduta dal Comune di Sabbio Chiese, garantendone la proprietà e la piena libertà da vincoli ed ipoteche... alle seguenti condizioni: `L'avv. Belli s'impegna di provvedere subito ai più urgenti lavori di manutenzione della chiesetta e di fare in seguito quelli che renderanno necessari, lavori a cui il Comune non ha mai provveduto. L'avv. Belli, che è già proprietario di fabbricato rurale incorporato alla chiesetta di S. Onofrio e del terreno circostante, s'impegna di conservarla al culto dei fedeli per le funzioni che consuetudinaria-mente vi venivano celebrate e che dopo il riattamento verranno celebrate'.
Dopo l'acquisto, l'avv. Alessandro Belli provvide nel 1947-1949 ai necessari restauri e i sacerdoti di Sabbio ritornarono lassù per celebrare la seconda domenica di luglio, la festa del santuario. Con la morte dell'avv. Belli nel 1964 tutto andò in fumo, la chiesa fu spogliata ed abbandonata...