Chiesa di San Martino

  

  San Martino, Sabbio di Sopra
 
 
 
È sicuramente assegnabile al XV secolo, per quanto riguarda la costruzione,  riferendosi  la data del portale 1578 relativa solo a quest'ultimo. Sulle quadrelle del soffitto si leggono le date 1574 e 1584, sicuramente si riferiscono a sistemazioni della chiesa. In una nota riportata nel «Repertorio di antiche memorie» riferita al Libro I «principia 1575: 18 Decembre, e fin 20 Novembre 1588» si legge: «Parte di vender Legne per fornir la Chiesa di San Martino ». All'esterno della struttura si conservano tratti di antico intonaco con decorazioni a finto bugnato eseguite a graffito. Di stile romanico-gotico col tetto a capanna, forse appartenente al tipo di architettura promossa dagli Ordini mendicanti, ha l'aula lunga 23 metri. Contiene tre cappelle: l'altare maggiore si presenta con un'opera raffigurante «Madonna con Bambino, San Martino e Santo Vescovo», mentre nelle cappelle laterali sono visibili «L'Assunzione della Vergine» e «Madonna con Bambino coi Santi Sebastiano e Rocco».
San Carlo Borromeo in occasione della sua visita a Sabbio avvenuta il 14 agosto 1580, la definì «parochialis nuper a Populo magnifice extrui cepta». La chiesa venne illuminata con apparecchiature elettriche soltanto nel 1954. Per concessione del vescovo di Brescia, Mons. Luigi Morstabilini, ogni domenica e nelle feste di precetto, a partire dal Natale del 1964 si celebra una messa. Il 15 agosto 1970, dopo sette mesi di chiusura, causa pericolose crepe riscontrate nel tetto e sulle pareti, la chiesa venne riaperta al pubblico.

 

  

    

  Opere in San Martino
 
 

Opere prestigiose che appartengono al primo '5oo ma alquanto trascurate sono conservate nella Chiesa di San Martino a Sabbio di Sopra. La cappella principale, situata nell'unica abside, presenta un'ancona in legno con colonne sormontate da trabeazione e timpano spezzato, con al centro il Padreterno. L'ancona è dipinta con vernice nera, e decorata con oro zecchino. Contiene un dipinto attribuito ad un pittore veneto del primo '500, forse Zenone Veronese o da Verona, vissuto nella Riviera del Garda fino al 1552 0 1554. Tale dipinto (su tela) raffigura la «Madonna con Bambino, San Martino Vescovo e Santo Vescovo». Il pessimo stato di conservazione, impedendo perfino una lettura discreta, non ci permette di verificare stile e autore. Valgono i pareri di autorevoli studiosi che, appunto, attribuiscono l'opera al pittore veronese.
La cappella di sinistra presenta un'ancona sorretta da colonne con capitello, priva di trabeazione e timpano. Conserva una tela «Madonna con Bambino, e i Santi Sebastiano e Rocco» di scuola veneta del primo '500, forse opera dello stesso Zenone Veronese. Anche questo dipinto è in cattive condizioni che sconsigliano una lettura definitiva.
La cappella di destra si impone grazie ad un'ancona sfarzosa, una soasa fulgente d'oro antico, come direbbe Ugo Vaglia. Un capolavoro certamente uscito dalle mani dei Pialorsi da Levrange, detti Boscaì. «...spicca in eccellenza la leggiadra composizione dei fiorami, la vivacità delle figure, l'ordine proporzionato dei colonnati, il risalto delle cornici e lo splendore dell'oro, coi quali concorda la felice mescolanza di elementi umani, statue allegoriche a tutto tondo, trionfi di Santi e Martiri, cariatidi al naturale. Nel suo complesso si esprime in ripetizioni di fregi e colori pervasi da un delicato sapore di poesia e di nobiltà. Il fascino maggiore deriva dal sentimento che pervade e vivifica la materia, viene da quel senso virgiliano della natura per cui anche le foglie, i pampini, i convolvuli sentono e soffrono diffondendo un non so che di patetico che seduce»
Al centro dell'ancona, sorvegliata da buffi angioletti vivaci si staglia un'«Assunzione» dai toni decisamente forti. L'opera, sembra uscita dalle mani di un pittore tedesco tale è l'aggressività delle figure, da più parti riferita a Zenone Veronese, secondo una nostra lettura è da ascrivere a Martino de' Martinazzolis di Anfo, autore della «Madonna con Bambino e angeli» conservata nel Duomo di Salò. Il Mucchi lo definiva «...artefice di scarsa fantasia e di ancor più scarsa sapienza». Allo stesso pittore alcuni studiosi attribuiscono la «Madonna con Bambino» del polittico di San Michele a Sabbio, da noi sicuramente attribuita a Dionisio Brevio. Anche se una «Madonna con Bambino» di Zenone Veronese del Duomo di Salò, presenta molte somiglianze di stile con la Madonna di San Michele. Si deve tenere presente il fatto che a Salò negli stessi anni operarono Zenone Veronese, Martino de' Martinazzolis, il Romanino e il tedesco Johannes da Ulma. I forti accenti tedeschi da noi riferiti possono derivare da un condizionamento al Martinazzolis derivatogli dall'artista tedesco che, invece, avrebbe firmato (o per lo meno dipinto), la «Deposizione» della Chiesa di San Michele a Sabbio.
L'Assunzione di Sabbio di Sopra è opera che è stata concepita male e realizzata anche peggio. La Madonna è ferma, rigida nell'aria: dov'è lo slancio della salita al Cielo? Le braccia si spalancano in adorazione della luce che scende dall'alto, ma queste membra non appartengono alla figura; nemmeno la testa appartiene al corpo. Tutto così sbilanciato, goffo. Nemmeno il paziente e meticoloso gioco delle pieghe del manto riporta equilibrio ed ordine alla figura. Brutte le figure maschili intente a curiosare nel sepolcro, di romaniniana memoria, goffe, impersonali, prive di pathos, una sorta di album di ritratti realizzati con mano pesante.
 
(Interamente tratto da "Sabbio Chiese, una paese nella storia " tomo II)