Chiesa di San Giovanni

  

   San Giovanni 
 
 
 
 
La piccola chiesa romanica è una delle più antiche della ValleSabbia. Sull'architrave si legge la data 1372, sull'acquasantino in pietra in cifre gotiche, 1394.10 Alla struttura originaria furono aggiunti il presbiterio quadrangolare con volta a crociera a sud, la navata a nord. Sulla facciata esterna si conserva una decorazione a mensoline in cotto. La chiesa è dedicata a San Giovanni Battista: alla fine del XV secolo un pittore dipinse sulla parete di sinistra (esterna) un'immagine del santo tutelare, della quale oggi non è rimasta traccia."

Nei primi anni della sua costruzione aveva la funzione di xenodochia a sollievo dei viandanti di passaggio in quella zona paludosa. A Pavone vi era la Pieve matrice; non si conosce il tempo in cui le pievi si emanciparono in parrocchie, così come non è possibile seguire le fasi evolutive delle xenodochie in chiesette rurali. Comunque a Pavone non vi è mai stata Parrocchia.
Il vescovo Ramperto nell'anno 841 si lamentò per lo stato di decadenza e abbandono in cui erano caduti alcuni benefici monastici.

  

    

   Opere d'Arte
 
 
 
 
Chiesa di San Giovanni a Pavone. Tracce di affreschi del XIV secolo sulla parete destra (voltando le spalle alla porta), trattengono i segreti della vicenda religiosa e della storia di Pavone. Subito a sinistra una «Madonna con Bambino»: dolce, delicata immagine di maternità religiosa, intensa e penetrante nello sguardo, morbida ed elegante nell'acconciatura dei capelli biondo castano. Una posa naturale forse disegnata sul sagrato della chiesa con la complicità di una ragazza del luogo. Alla Madonna sono stati affiancati due Santi dei quali, almeno uno è «San Giovanni», l'altro è di difficile identificazione.
La cappella dell'abside centrale, affrescata da Vittorio Trainini con i quattro evangelisti (1953), recupera altre immagini dello stesso legate al tema religioso. Al centro dell'abside, sopra l'altare è il dipinto di Gian Battista Baruzzo «L'imposizione del nome a San Giovanni Battista», opera firmata della seconda metà del XVI secolo. La tela è stata recentemente sottoposta a restauro conservativo. Nel dipinto di Gian Battista Baruzzo, firmato in basso a sinistra: «Gio. Batta. Baruzzo / Faciebat...155...», dopo che il restauro ha fatto recuperare il colore originale, alcune parti sono di difficile lettura. L'opera risente del clima e degli influssi mantovano-emiliani della prima metà del XVI secolo. Anche la cornice che la contiene, tradizionalmente attribuita ai Boscaì, è stata restaurata con un intervento che a nostro parere è decisamente pesante. La chiesa di Pavone alla fine degli anni '8o e stata decorata con immagini moderne e inconsuete. Lo stesso è accaduto a Sabbio di Sopra, dove una decorazione risolta con un'orchestrina da Paradiso, dipinta sull'arco che divide l'aula dall'abside, ha completamente e incredibilmente rovinato un equilibrio fatto di armonia, di piani e di vuoti, creando una sorta di pieno che ha cancellato con un sol colpo uno stile cinquecentesco.
 
 
(Interamente tratto da "Sabbio Chiese, una paese nella storia " tomo II)