La Rocca


 
Orario di apertura da Giugno a Settembre:
Ven. 14.00 - 18.00
Sab. - Dom.  10.00 - 12.00 /14.00 - 18.00     

 
Prossima apertura : Pasqua 2016
 
Per info e visite, anche oltre il periodo di apertura

Ufficio Anagrafe:
Telefono         0365. 85556 (Interno 2)
                      0365. 85119 (Interno 2)
Mail               anagrafe@comune.sabbio.bs.it
                      statocivile@comune.sabbio.bs.it
PEC                demografici@pec.comune.sabbio.bs.it
    
 
 
La Rocca di Sabbio Chiese è anche su Facebook
 
Sito Ufficiale: LaRoccadiSabbio
 
 
  GUARDA LA GALLERY
 
 
 
 
La Rocca                                                                
    
Sorta probabilmente in epoca barbarica, come terrapieno protetto da palizzate. L'attuale edificio, al quale si accede per i 107 scalini che partono nella sottostante piazzetta, ha per ingresso un massiccio portone con posto di guardia e feritoie. All'inizio della scalinata la cinquecentesca Chiesetta di San Pietro, già ospizio e poi scuola elementare. Nella roccia, oltre a sotterranei e prigioni, sono state scavate vie segrete.
La trasformazione in oratorio e la risistemazione furono completate nella prima metà del 1500. Le due chiese sovrapposte sono entrambe dedicate all'Annunciazione: quella inferiore, di forma irregolare, contiene un altare del Boscaì, gravemente danneggiato dall'incendio del 1958; e la cantoria in legno che contiene tre immagini, una delle quali, la Maternità, presenta sulla sfondo il paesaggio di Sabbio con la rocca. Dal fondo della navata e dal lato della sacrestia si sale alla parte superiore, la cui abside è protetta da un cancello in ferro battuto del primo 1500. Nella nicchia affresco della Vergine col Bambino, con ai lati quattro statue dei Profeti e nel volto affreschi: Annunciazione, Visitazione, Incarnazione, Maternità, Morte di Maria. Alle pareti delle due navate, ex voto cinquecenteschi deteriorati, uno dei quali raffigura San Aio. Una porticina introduce al campanile, in passato torre di vedetta, eretto nel '500, quando già alloggiava un orologio. Il porticato esterno, settecentesco, è fatto con colonne di marmo.
 
 

 
 
         Opere d'Arte
 
 
 
Il Santuario della Rocca contiene due chiese sovrapposte: due cappelle sono in quella inferiore, una terza nella chiesa superiore. La cappella laterale detta anche della «Maternità», a destra per chi entra nella chiesa, presenta l'altare con colonne e timpano del XVII secolo. Una nicchia centrale protegge una statua della Madonna (opera del XX secolo), mentre ai due lati, in basso, sono presenti i Santi Carlo e Giuseppe. L'ancona in stucco presenta due colonne avvolte di festoni ispirati alla flora; la parte terminale è costituita da un timpano spezzato con, al centro, seduta, una figura femminile come «Sibilla» e ai lati due angeli; il timpano è sorretto dalla trabeazione orizzontale di coronamento, e sollevato da quattro cariatidi a figura piena. La nicchia della Madonna è decorata con cornice in legno e gesso del XVIII secolo, di ispirazione o, fors'anche, di esecuzione della «Bottega» dei Boscaì a Levrange. Una decorazione che denota la stessa impronta scende lateralmente ai lati dell'altare finendo al centro dello stesso, con motivi decorativi a foglia aperta accompagnati da colonnine. La balaustrata che chiude ancona e altare è in marmo, realizzata nel XVIII secolo.
Sulla stessa parete sono appese due tele: «L'Assunta con i Santi Pietro e Nicola» e, «Padreterno con i Santi Fermo e Antonio Abate», opere del '600 di probabile provenienza veneta (forse pittori veronesi), molto danneggiate e dalla difficile lettura. Necessitano di cure urgenti; la scarsa lettura rende quasi impossibile decifrarne lo stile.
L'Altare dell'Annunciazione posto in alto nella chiesa inferiore di fronte all'ingresso, si esprime con un'ancona in stucco sorretta da due angeli come cariatidi (in luogo dei pilastri di sostegno), da una trabeazione e da un timpano a forma di arco, chiuso alla sommità da due figure femminili di incerta lettura simbolica o allegorica. Un testone di donna grassa si solleva nella parte terminale della cornice in stucco, lavorata a foglia oro; al centro una figura femminile seduta (una Madonna?) abbraccia due bambini (Gesù e San Giovannino?). La foglia oro disegna in rilievo sullo stucco forme geometriche con abbondanza di particolari, l'impronta risente dei modi barocchi, perfino gli affreschi o tempere a secco sono chiusi dai festoni e circondati da putti ignudi ornamentali. A sinistra guardando l'altare, è dipinta un' «Ultima cena», ormai quasi completamente scolorita; al centro primeggia una «Annunciazione» (del XVII secolo) su tela, opera molto manomessa, di dubbio gusto e, forse, guastata a tal punto da sembrare irriconoscibile. A destra è una «Fuga in Egitto» di cui è rimasta soltanto un'ombra e, in alto 1'« Assunzione della Vergine», anch'essa scolorita e di cattiva lettura. L'altare è completato con una straordinaria «Annunciazione» scolpita in legno, dipinto e dorato (XVII secolo); una delle opere più belle conservate a Sabbio. Immagine che richiama forme acquisite da Annunciazioni del Rinascimento toscano.
La parete di sinistra (voltando le spalle all'ingresso) è decorata con strisce variopinte che si ricollegano al tempo medioevale, inoltre, al centro della chiesa un'icona sacra raffigura una «Madonna con Bambino in trono», opera della metà del XVI secolo, in cattivo stato di conservazione. L'icona è accompagnata dalla scritta: HOC OPUS F.F. BARTOLOMEUS Q IERONIMO DE MARI D SABIO. Sulla stessa parete è appoggiata una cantoria in legno, decorata con icone sacre a forma di medaglioni del XVIII secolo: a sinistra una «Madonna con Bambino, la Rocca e un principio di incendio»; da notare come il campanile sia senza merli. Anche una litografia di G. Soldi (XIX secolo) presenta il campanile senza merli. Al centro 1'«Annunciazione», a destra 1'«Immacolata» che schiaccia il serpente. Sulla stessa parete una tela del 'óoo raffigura San Carlo Borromeo; di fronte è appoggiata un'altra tela, «Angelo con bambino»: ANGELE DEI QUI CUSTOS ESTMEI, di incerta attribuzione, forse del XVI secolo. I due dipinti furono asportati da ladri il 19 gennaio 1972, ma subito recuperati. Il restauro eseguito dopo l'incendio del 1958 ha riportato in vista alcuni motivi decorativi soprattutto sulla lesena della cappella laterale: un'immagine del Padreterno e un'Annunciazione.
La chiesa superiore della Rocca, ad aula unica, scandita da contrafforti laterali che la chiudono a semicerchio alla sommità, è completamente spoglia, illuminata con una serie di finestre alte e strette. A vederla così fa pensare ad un luogo abbandonato, ma le icone sacre affrescate alle pareti laterali le restituiscono l'aspetto di sacralità che le è proprio. Sul fondo della costruzione un'abside con la volta a padiglione è separata dal resto dell'aula da un cancello in ferro battuto elegantemente disegnato, opera del XVI secolo. Nella nicchia ricavata nel muro (10o x 140 cm) è affrescata (ma potrebbe essere una tempera a secco) la «Madonna dei osèi», ove il Bambino tiene nella mano sinistra un piccolo uccello. La volta è decorata a stucco, dove i rilievi sono trattati con foglia oro: festoni sempre ispirati alla flora, angeli ignudi di impronta già osservata nella chiesa inferiore. Un'ancona in stucco presenta due colonne con capitello che sorreggono una trabeazione orizzontale di coronamento. Ai lati dell'altare si notano quattro statue di profeti, sulla volta sono dipinte icone sacre riferibili al XVIII secolo. La nicchia è decorata esternamente da una cornice della Bottega dei Boscaì, anche l'altare è decorato con un pannello in legno, scolpito, dipinto e dorato del XVII secolo. Le numerose icone sacre dipinte agli inizi del '50o presenti nell'aula, ci inducono a pensare alla presenza di un primitivo altare già nel XV secolo.
Sulla parete di destra, voltando le spalle all'altare, subito dopo la cancellata sono dipinte tre icone: «Madonna in trono con Bambino», «San Aio» e «Natività»; altre icone ripetono il motivo della Madonna con Bambino e tutte appartengono ad un ambito lombardo, arte fatta da pittori affetti da nomadismo. Opere che una catalogazione affrettata classificherebbe come popolari, fatte da pittori locali, ma, se osservate attentamente, riconducono ad esperienze e conoscenze che esulano dai confini strettamente provinciali. Si rivelano invece con forme chiaroscurali ed espressioni sorrette da impianto disegnativo mai banale, ma attento a descrivere con eleganza e semplicità quel momento di intensa poesia religiosa.
Sulla stessa parete, introdotta da prospettiva di interno-esterno, un'icona presenta una scena di devozione popolare: la Madonna e il Bambino accompagnano un offerente (con uno strano costume), alla presenza di alcuni bovini, probabili vittime di epidemie.
A destra per chi guarda l'altare, sono ripetute almeno otto immagini della Madonna con Bambino, scene fatte affrescare dalla devozione di alcuni credenti, che intendevano comunque salvaguardare beni e parenti. Le icone realizzate da due o più pittori pongono l'osservatore davanti ad un modello di maternità regale: nelle prime tre vi è un'attenzione diversa rivolta non solamente allo scenario, ma agli abiti e ai manti stessi, più ricercati e più insistiti nel particolarismo. Almeno tre icone pur appartenendo alla prima metà del '500 (una è datata 1545), si ricollegano idealmente ad una tradizione pittorica post-trecentesca. Quella centrale reca la scritta: F. F. STEFANI DA SOVER PONTO. Ci appaiono Madonne statiche e inflessibili, come collocate sul trono di una regina longobarda. Proseguendo verso la cancellata, un altro gruppo di icone è collocato in sequenza: uno stile diverso le contraddistingue, i movimenti del corpo sono più leggeri, i gesti sono rilassati, un'atmosfera rinascimentale evidenzia forme ed espressioni più spontanee, ovunque e mantello e vesti sanno darti l'impressione di un pieno di energia. Vi è più ricerca del colore, più inventiva negli accostamenti, più attenta la posizione delle pieghe divenute ampie e distese, grazie ad una ricerca spaziale più accorta. Appartengono ai primi del '500, quasi tutte sono accompagnate da scritte come queste: ...ANNO 1500 DIE X AUGUSTI; HOC OPUS F ANDREAS DE QTRINIS 1504 DIE 19 AGOSTO;... MARIA A FATO FACERE...; DEL MAZI ADIE X4 SETTEMBRE 1503. Un'icona raffigura la Madonna con Bambino e giovane offerente. Un altro affresco posto al di sopra dei cinque riquadri, presenta una scena totalmente differente. Cristo è seduto sul bordo del Santo Sepolcro, affiancato da San Girolamo e da un offerente (forse un santo). Evidenti i richiami ad una scuola lombarda che prendeva spunti da Bellini e Mantegna. Tutte le icone sono in cattivo stato di conservazione, necessitano di urgente e deciso intervento di restauro conservativo. Inoltre tale operazione potrebbe fare recuperare altre icone ancora nascoste dallo strato di calce; è tempo di agire, per restituire al santuario la patina del tempo che gli appartiene di diritto, quella del Cinquecento.
Chiesa di San Martino a Sabbio di Sopra. Opere prestigiose che appartengono al primo'5oo ma alquanto trascurate sono conservate nella Chiesa di San Martino a Sabbio di Sopra. La cappella principale, situata nell'unica abside, presenta un'ancona in legno con colonne sormontate da trabeazione e timpano spezzato, con al centro il Padreterno. L'ancona è dipinta con vernice nera, e decorata con oro zecchino. Contiene un dipinto attribuito ad un pittore veneto del primo '500, forse Zenone Veronese o da Verona, vissuto nella Riviera del Garda fino al 1552 0 1554. Tale dipinto (su tela) raffigura la «Madonna con Bambino, San Martino Vescovo e Santo Vescovo». Il pessimo stato di conservazione, impedendo perfino una lettura discreta, non ci permette di verificare stile e autore. Valgono i pareri di autorevoli studiosi che, appunto, attribuiscono l'opera al pittore veronese.
La cappella di sinistra presenta un'ancona sorretta da colonne con capitello, priva di trabeazione e timpano. Conserva una tela «Madonna con Bambino, e i Santi Sebastiano e Rocco» di scuola veneta del primo'5oo, forse opera dello stesso Zenone Veronese. Anche questo dipinto è in cattive condizioni che sconsigliano una lettura definitiva.con Bambino, scene fatte affrescare dalla devozione di alcuni credenti, che intendevano comunque salvaguardare beni e parenti. Le icone realizzate da due o più pittori pongono l'osservatore davanti ad un modello di maternità regale: nelle prime tre vi è un'attenzione diversa rivolta non solamente allo scenario, ma agli abiti e ai manti stessi, più ricercati e più insistiti nel particolarismo. Almeno tre icone pur appartenendo alla prima metà del '500 (una è datata 1545), si ricollegano idealmente ad una tradizione pittorica post-trecentesca. Quella centrale reca la scritta: F. F. STEFANI DA SOVER PONTO. Ci appaiono Madonne statiche e inflessibili, come collocate sul trono di una regina longobarda. Proseguendo verso la cancellata, un altro gruppo di icone è collocato in sequenza: uno stile diverso le contraddistingue, i movimenti del corpo sono più leggeri, i gesti sono rilassati, un'atmosfera rinascimentale evidenzia forme ed espressioni più spontanee, ovunque e mantello e vesti sanno darti l'impressione di un pieno di energia. Vi è più ricerca del colore, più inventiva negli accostamenti, più attenta la posizione delle pieghe divenute ampie e distese, grazie ad una ricerca spaziale più accorta. Appartengono ai primi del '500, quasi tutte sono accompagnate da scritte come queste: ...ANNO 1500 DIE X AUGUSTI; HOC OPUS F ANDREAS DE QTRINIS 1504 DIE 19 AGOSTO;... MARIA A FATO FACERE...; DEL MAZI ADIE X4 SETTEMBRE 1503. Un'icona raffigura la Madonna con Bambino e giovane offerente. Un altro affresco posto al di sopra dei cinque riquadri, presenta una scena totalmente differente. Cristo è seduto sul bordo del Santo Sepolcro, affiancato da San Girolamo e da un offerente (forse un santo). Evidenti i richiami ad una scuola lombarda che prendeva spunti da Bellini e Mantegna. Tutte le icone sono in cattivo stato di conservazione, necessitano di urgente e deciso intervento di restauro conservativo. Inoltre tale operazione potrebbe fare recuperare altre icone ancora nascoste dallo strato di calce; è tempo di agire, per restituire al santuario la patina del tempo che gli appartiene di diritto, quella del Cinquecento.
 
(Interamente tratto da "Sabbio Chiese, una paese nella storia " tomo II)