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DAL MORETTO AL CERUTI
la pittura in Valle Sabbia dal XVI al XVIII secolo
Sabbio Chiese Santuario Madonna della Rocca
dal 1 al 14 luglio 2002

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Santuario Madonna della Rocca
dal 1œ al 14 luglio 2002
 
   

dall'introduzione al catalogo della mostra

La denominazione che connota la mostra allestita presso la Madonna della Rocca di Sabbio Chiese, "Dal Moretto al Ceruti: la pittura in Valle Sabbia dal XVI al XVIII secolo" suggerisce subito con molta opportunità un percorso che si snoda tra Cinquecento e Settecento, per così dire bloccato tra due grandissime e suggestive personalità quali sono Alessandro Bonvicino detto il Moretto e Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto.

All'interno si collocano pittori di varia grandezza (quelli che un tempo si definivano minori con l'applicazione di una distorta categoria critica purtroppo qua e là ancora resistente), molti dei quali consentono ora di ricostruire tempi e testi importanti entro un discorso critico che si. e sempre più appropriato di strumenti d'indagine affinati ed ha puntato su orizzonti più ricchi di contenuti e di problematiche.

 

 

La mostra esplora, per la prima volta in modo così articolato, le presenze pittoriche della Valle Sabbia, a coronamento di studi ed indagini preliminari che consentono di collocare ogni singola opera in un preciso contesto, reso nitido e leggibile, innanzi tutto, dalle operazioni di restauro che hanno fornito abbondante materiale di studio. Va però subito aggiunto che, attraverso quanto è ordinatamente fluito nel Catalogo della mostra stessa, è possibile, di queste straordinarie presenze nella Valle, riscoprire il loro peculiare "vissuto religioso", ancor più decifrabile ora alla luce di nuova documentazione archivistica e con l'ausilio di strumenti metodologici forniti da una sempre più penetrante possibilità di lettura iconica.

Nel suo complesso la rassegna dichiara come le Valli bresciane non siano mai state impermeabili alle grandi correnti culturali anche innovative nè esitanti alle commissioni ai grandi artisti (o, comunque, a quelli che secondo il giudizio del tempo erano ritenuti tali: oltre al Moretto e al Ceruti non mancano nomi come Palma il Giovane o Pietro Ricchi il Lucchese o Pietro Mera, fiammingo inurbato); e per altro verso documenta come gli artisti, magari al di fuori dei grandi circuiti culturali, si sentissero più immediati e liberi da condizionamenti linguistici. L'offerta alla fruizione di tutti di questi beni culturali, appartenenti in gran parte al patrimonio di cui è titolare la Chiesa, restaurati con disponibilità finanziarie di Enti pubblici, delinea, infine, un modello aggiornato di definizione di bene culturale ecclesiastico, alla luce della normativa più recente che tende ad inne scare sempre nuove sinergie in materia di tutela e valorizzazione in modo da rendere concreto il principio-dovere di tramandare e rendere conoscibile attraverso i beni culturali ogni contenuto duraturo di civiltà e cultura religiosa, in quanto in essi convergono, inseparabilmente, componenti storiche, artistiche, pastorali e liturgiche.

don Pier Virgilio Begni Redona

La mostra intitolata "Dal Moretto al Ceruti: la pittura in Valle Sabbia dal XVI al XVIII secolo", allestita nel santuario della Madonna della Rocca di Sabbio Chiese, offre un'interessante panoramica sull'attività degli artisti di varia provenienza che lavorano in Valle per la committenza religiosa e per quella privata.

La particolare posizione geografica della Valle Sabbia comportò un rilevante apporto di artisti "foresti" - veneziani, veronesi, ma anche d'Oltralpe - che affiancarono i pittori bresciani introducendo, soprattutto nei territori di confine, forti elementi di novità e di differenziazione rispetto alla tradizione locale.

Tra le circa sessanta opere si possono quindi ammirare dipinti di artisti di diversa pro-venienza e cultura tra i quali il Moretto, Palma il Giovane, Giuseppe Porta detto il Salviati, Pietro Ricchi, Andrea Celesti, Antonio Paglia, Antonio Cifrondi, Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto. La Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico e Demoetnoantropologico, cui compete la tutela dei beni culturali, ha seguito direttamente i lavori di restauro delle opere che necessitavano di una revisione delle condizioni conservative.

In tal modo, in collaborazione con le autorità civili e religiose, si è adoperata perché dall'intervento di restauro scaturisse in primo luogo, una corretta lettura, insieme a una migliore e più adeguata fruizione, offrendo agli studiosi e al pubblico da un lato la possibilità di nuove conoscenze e l'avvio di nuovi studi e dall'altro il recupero di una tradizione non solo culturale ma anche di devozione e di fede. Il percorso organizzativo che ha portato alla realizzazione di questa iniziativa - che tuttavia non è la prima del territorio della Val Sabbia - ha visto la partecipazione di diversi enti e di singole personalità; mi è quindi gradito cogliere l'occasione per ringraziare tutti coloro che hanno partecipato a quest'impresa, nella speranza che possa nel futuro essere ripetuta e possa trovare l'eco e la risonanza che merita.

Giuliana Algeri - Soprintendente per il Patrimonio Storico Artistico di Mantova, Cremona e Brescia.